Un tentativo ragionato di riflessione poetica e artistica
sulla Nuova Gerusalemme di Varallo e su tutto il resto
A reasoned attempt of poetic and artistic refection
upon the New Jerusalem of Varallo and all the rest
Grazie per tutto questo, C. – davvero:
grazie. E’ poi un’epistola di grane,
piena, che ti mando ma sine nomine;
che si fa leva, approfittando
del sole del mattino dei novembri
in cuore stolti e persi per sacri monti
freddi – Grazie quindi per i riposi,
per l’avvicendarsi dei denari, dei legami
che riscontriamo vivi nei gelati
ricordi (ricordo è tutto – ci ricordiamo
anche dell’avvenire) e grazie che
«non tutto, mai, vada poi quel bene»,
che occorra rendere dei vuoti anche
per certe idee: che la vita sia
divisa tra quel che accade e ciò che
educa ad accadere male;
che la percentuale della divisione
sia data da «rispondere» e «salvare».
Ci aggiriamo (eccolo) per il piazzale:
l’arte era ciò che un tempo esigeva delle grate
e ora è morta. Sembra a causa
di rate non pagate alle parole,
di tare nelle intenzioni delle opere:
ora tutto, questo viale, le cappelle, i santi
statuari sono voci mute, irrecapitate. Vane.
Sono rampe puntate verso un amen.